“Impugno la penna e sono impugnato. C’è un lungo braccio che comincia dal nulla  e tende verso l’infinito ed io sono una porzione di questo braccio, ma non sono io che lo muovo. Non ho volontà di movimento nell’arte né di decisione, eseguo un movimento che nasce da prima di me e non so dove andrà a terminare, un po’ come l’onda in mezzo al mare che non sa da chi è spinta e non sa dove andrà a morire.”

In queste parole di Bassani è possibile comprendere il rapporto tra gesto mano e mente alla base delle sue opere. Come Bassani, altri artisti italiani, quali Emilio Scanavino e Ugo Carrega, hanno intrapreso questo viaggio della scrittura-disegno al di là  delle forme consuete. C’è il prolungamento del gesto, della mano, una ricerca del  sé. La scrittura si destruttura, si definisce una  “scrittura purificata”, che  diventa altro da sé nella ricerca della condizione primigenia dell’uomo. Un particolare di un disegno di Bassani dal titolo “Dolores la danzatrice”, a mio parere tra i più belli, mi ha ricordato l’opera del poeta iracheno Hassan Massoudy  “Libertà”.

Bassani - Massoudy.jpg
In alto: “Dolores la danzatrice” Andrea Bassani, 2017 (Inchiostro su Foglio Fabriano, 36×50 cm); A sinistra: Particolare di “Dolores la danzatrice”; a destra: “Libertà” Hassan Massoudy

In quest’opera Massoudy rappresenta la parola libertà senza soluzione di continuità attorno ad una forma circolare, secondo un gradiente di dimensione  decrescente dall’esterno verso l’interno. Nell’osservare i particolari  della struttura di questa sua opera io non riesco a immaginare la differenza  tra un carattere tipografico, un segno, una scrittura. Nell’opera di Bassani, come in quella di Alberto Giacometti con cui possiamo fare dei confronti, il segno diventa descrizione di qualcos’altro.

Bassani - Giacometti
In basso: “Il Poemartire” Andrea Bassani, 2017 (Inchiostro su Foglio Fabriano, 36×50 cm); In alto a destra: Particolare de “Il Poemartire”; In alto a sinistra: “Ritratto” Alberto Giacometti, 1962

Ad esempio  in questo disegno di Giacometti  è possibile osservare la presenza di un testo sulla sinistra. Si riconoscono le lettere A, B ed L, come se il pittore avesse intenzione di scrivere qualcosa.  Questo segno-traccia si confonde poi con il segno che realizza in maniera quasi fortuita l’immagine, il ritratto. È quanto si riscontra anche in Bassani, ad esempio  nell’opera “Il Poemartire” in cui  in questo particolare a sinistra si riconoscono  dei caratteri tipografici, come se per Bassani, come in Giacometti, fosse difficile mantenere la sola  volontà di disegnare  o la sola volontà di scrivere, ma entrambe le volontà  si mescolano.

Prof. Clemente Francavilla (Docente di Teoria della percezione visiva e psicologia della forma, Accademia di Belle Arti di Bari)

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